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Non si conosce il perché della nascita dei kìrrios ma di sicuro la chiusura del Monastero di Santa Maria di Tergu dopo il 1300 si allinea con l’ incertezza della vita e sopravvivenza sulle coste: a causa delle continue incursioni, alimentarono la propensione verso la Rocca di Osilo come ancora di salvezza.

Ciò che prima del Mille poteva essere un movimento occasionale, dopo la chiusura del Monastero divenne un vero e proprio esodo.

I servi interni al Monastero vennero “venduti o ceduti” ad altri monasteri, le maestranze esterne (più di 900 persone) dovettero abbandonare la postazione e spostarsi in altre località.

In molti risalirono verso Osilo e in quella occasione si pensa abbiano costruito le numerose chiese nell’agro che il territorio possiede. Potrebbe essere che migrassero a gruppi e decidessero di fermarsi in parti dell’agro adatti alla sopravvivenza, di conseguenza costruirono abitazioni ed anche chiese.

E’ pensabile che all’interno delle stesse comitive, per ragioni personali o altro, decidessero in seguito lo spostamento verso la Rocca, andando a stabilirsi nella zona in cui ci fossero persone o artigiani già conosciuti.

Tutto questo, seppur di grande importanza, ha messo in atto una sorta di unicità delle zone, rendendo loro una qualche autonomia a livello di lessico e costumanze.

Le zone-kìrrios sono in tutto 35; di seguito la descrizione di alcune particolarità.

Dall’alto il Castello, identificato come “Mandra de colte”: toponimo di grande precisione, il cui significato è per il vocabolo “mandra” “recinto per il bestiame” ma anche “pascolo recintato; per il vocabolo “colte” (corte) in sardo antico “spazio recitantato per animali e servi” (1).

Altro toponimo interessante “S’ischiscionera” (1): la posizione corrisponde ad un intramezzo del rione “sos Ùlimos” (rigoglioso bosco di Olmi che comprendeva tutta la discesa dall’ex Asilo Regina Elena fino all’attuale boschetto sottostante via Pietro Canalise; si riferisce al tratto circoscritto di via Canonico Liperi nel quale è stata costruita la casa di zio Francesco Barca). Il vocabolo indica un’azione particolare di un utensile adatto alla colatura il rame, infatti la voce popolare racconta di una fonte di rame esistente in quel tratto.

Altro toponimo di natura recente “Santa Lucia”: anticamente, ossia prima della Unità d’Italia in particolare durante il Regno di Sardegna, la piazzuola antistante la chiesa del Rosario veniva utilizzata per le impiccagioni. Dopo l’arrivo dei Corsi per insegnare a fare il carbone “dae sa chea” (dai resti dei fuochi), ed in seguito ad una loro singolare protesta, queste ultime vennero direzionate verso l’attuale piazza antistante la chiesa di Santa Lucia, denominata quindi come “s’impiccadu”.

A proposito di Santa Lucia, ricordiamo che il 26 maggio 1891 (anno da rivalutare per l’antichità del documento) venne firmata la Regola per la Congregazione dei Filippini D’Osilo.

in foto, alcune pagine del documento della Congregazione dei Filippini d'Osilo custodito nell'archivio parrocchiale di Osilo

Note:

1. Prof. Virgilio Tetti “Sardegna da scoprire”