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Nella linea del tempo dei ricordi ogni popolo cavalca il passare degli anni tra tentativi di ammodernamento e spinte rigorose, tra crisi identitarie e il recupero delle consuetudini, in un vortice di vita che attraversa le generazioni plasmando la quotidianità, le abitudini e i sogni di ciascuno.
Il tempo passa inesorabile e Gian Battista Fressura con coraggio e lucida determinazione, colloca gli avvenimenti che investirono la Sardegna negli anni a cavallo tra il 1950 e il 1960, restituendoci un quadro variopinto di fatti, occasioni, ideali, scelte e conseguenze del “miracolo economico” nella nostra isola.
Al vaglio, il declino del “mondo contadino” negli elementi che hanno scandito la vita socio-economica di un intero popolo: dalla coltivazione e lavorazione del grano alle dirompenti logiche del mercato moderno, dall’occupazione delle terre incolte ai miraggi del piano di rinascita. La via della modernizzazione ha incontrato secoli di storia, abitudini e linguaggi che fino ad allora avevano tenuto insieme le comunità isolane legando indissolubilmente il tempo e lo spazio.
In un viaggio curato nella terminologia e sincero nelle intenzioni, il lettore riesce a mantenere salda la bussola dell’orientamento per dirigere lo sguardo sicuro verso le storie e le dichiarazioni personali: si racconta molto di più della fine di un’epoca, di una società e di un senso stesso di umanità; si narra e si dà prova di un popolo valoroso ma frettoloso nelle scelte, coraggioso e risoluto nell’affrontare a testa alta sfide più grandi di lui ma, al contempo, inerme e remissivo verso un cambio di passo che non riesce più a controllare.
E così, come per l’ultima trebbia si lascia la parte migliore del raccolto, allo stesso modo Gian Battista Fressura raccoglie le spighe di vita che hanno costellato il cammino di un popolo e le porge a noi, per farne tesoro e virtù.
Serena Maria Elies

in foto, opera dell'autore