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Ricordiamo che il telaio orizzontale di Osilo era quasi completamente in legno di quercia stagionato (rovere), solo alcune piccole parti erano in canna: “son pettenes” i “sos litos”. Negli ultimi anni le parti in canna vennero sostituite da elementi in ferro.

Fino alla prima metà del Novecento in paese erano attivi 940 telai a fronte di circa 2000 in tutto il Logudoro; a confermare ciò, è quanto mai esaustivo l’intervento del Prefetto Serra Caracciolo al teatro Politeama Verdi di Sassari, del 29 giugno 1918, durante la commemorazione del patriota Attilio Deffenu deceduto al Fronte, che precisò che le bende usate per i feriti venivano tessute ad Osilo.

Infatti, la giornalista Margherita Cattaneo inviata del giornale La Nazione di Firenze scrisse in un articolo del 19 settembre 1937 “(…) ad Osilo non si può dormire (…) da una catapecchia quieta escono d’un tratto due sordi tonfi (…) a questi altri due rispondono frettolosi, ne seguono quattro più pressanti, poi ancora due e poi quattro(…) dalla sera all’alba.”

In aggiunta a ciò, il Canonico Manunta Crispo dopo aver ottemperato alle indicazioni del Re di Sardegna e d’Italia (ossia la costituzione di biblioteche, centri di lettura, corsi di ricamo, cucito e prima alfabetizzazione, onde arginare il dato inconvertibile dell’ analfabetismo femminile giunto al 95%), si recò di sua sponte a Milano dove apprese i segreti della lavorazione Jacard . Rientrato in Sardegna lo portò dapprima alle tessitrici di Osilo -il suo paese natìo- dove le donne impararono ad eseguire sia “su puntu passadu” che il lavoro “a illittadura”; tessiture particolarmente belle e ardite che producono un tessuto e/o un tappeto incredibilmente bello ed elegante, tanto che si diffuse con diverse variazioni in altri centri dell’isola. Inoltre, quando di Direttore del Museo Sanna Ercole Contu dovette recarsi in Giordania, portò con sé come regalo al Re Ussein un magnifico tappeto di Osilo tessuto con telaio doppio, una struttura imponente che implicava la necessità di lavoro sincrono di più mani; ricordiamo per questo dono le sorelle Oggiano e le sorelle Ligios.

Appunto, ammentos!

in foto, tappeti di Giovannica Migheli