La suddivisione netta in kirrios (chìrrios) racconta ed evidenzia ciò che lo studioso Marcello Serra afferma in “Sardegna quasi un continente”: la straordinaria varietà di paesaggi, abitudini e storia isolane si riflette nell’agglomerato della nostra comunità.
Divisione sottile ma per certi versi netta: appartenere ad un rione piuttosto che ad un altro era un vero segno di collocazione, quasi una cifra personale.
Comunità di imprenditori agricoli e caseari, ha tuttavia regalato una lunga serie di intellettuali Canonici, podestà, sindaci che ne hanno rafforzato la vitalità.
Alcuni rioni - kìrrios:
-“Puttu ‘e màniga”: il rione comprende via Montegranatico e via Doria. Il vocabolo “puttu” è identificabile con “pozzo”, mentre “màniga” potrebbe indicare mucchio di covoni oppure una unità di misura come diminutivo di “mannujos” (1).
-“Cabu Cossu”, ossia luogo abitato dai Corsi. Come già scritto, i Corsi arrivarono in Sardegna per istruire a realizzare il carbone dalla legna; presero possesso del territorio sottostante l’attuale muraglione del Rosario e preferivano accendere “sa chea” nella piazzuola antistante la chiesa. Tuttavia il toponimo “Cossu” può avere anche un’altra interpretazione, ossia “unu cossu de trigu - una misura di grano”. In paese, dunque, convivono due genealogie diverse: una che ricorda l’arrivo dei Corsi, l’altra che si riferisce ad una misura di grano, farina o altro, “unu Kossu de ozu, unu kossu de trigu”. Il rione, abbastanza esteso, si articola tra via Bagedda, “Sa falada mala” (discesa ripida acciottolata e impervia, “ istrampu” che metteva in comunicazione via Bagedda con via Saffi, oggi una scalinata con ringhiera e aiuole) via Saffi, via Nicolosa Manca, via Umberto (s’Istradobe ‘e mesu).
Fra l’altro, è ancora possibile vedere oltre la Croce del muraglione del Rosario una sorta di “faladolza” utilizzata principalmente dai Corsi per i rapidi spostamenti e poi nel tempo da tutti i nostri giovani come passaggio di gioco e abilità (1). La tradizione racconta di quanto i Corsi occupassero una buona fetta di territorio sotto quello che oggi è il muraglione del Rosario.
-“Su Balladolzu” al secolo Largo Cernaia, spiazzo nel quale gli osilesi si cimentavano nel ballo comunitario. Storicamente note le diversità di comportamenti e modi di vita tra un rione e l’altro, venivano completamente azzerate sia durante i giorni festivi come in quelli carnascialeschi nei quali ci si cimentava nel ballo in piazza. La voce popolare ricorda che sul finire del ‘700 (tra ‘700 ed ‘800), proprio in occasione di uno dei tanti balli in maschera, vennero ferite due persone ed un uomo addirittura ucciso.
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Nota:
1) la familiarità dei Corsi in Sardegna risale addirittura a due secoli prima di Cristo con fasi alterne di frequentazione; “sa falada mala” era una sorta di “istrampu” percorso in pietra accidentato.
in foto, la scalinata ritratta da Gigi Fadda e il luogo dove venne spianata "sa faladolza" ritratta da Jasmine Pecorini

